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 "Do you really think this is a good idea, my love?" Costantino seems dubious, at the very least. He isn't happy, Augusto can tell, he certainly isn't happy. And he get it, really, Augusto get it. Costantino had to endure a loveless arranged marriage and of course he's worried about their son, it makes perfect sense. Augusto is worried too, even though he tries not to show it.

He loves Francis more than anything in the whole world - sometimes he thinks he loves Francis even more than he loves Costantino and that really scares him. He loves Francis more than anything in the world and there's nothing he wouldn't do for him.

Augusto has promised both Francis and Costantino that he would never force Francis to marry someone he doesn't love and he intends to keep that promise. But this arranged marriage would be perfect for their kingdom and it doesn't hurt to try, does it?

"Do you trust me?"

"Of course I trust you, Augusto."

"I've made a promise and I intend to keep it. No one will ever force our sons to marry someone they don't love. I just think this is worth a try."

"Yes, I know," but Costantino doesn't look reassured at all. Augusto wraps his arm around Costantino's waist and holds him closer. "I'm just worried. I'm sorry, I know you wouldn't force them. I know you."

"That's all I wanted to hear. This is nothing more than a test. We'll see how this goes, maybe they'll get along nicely, maybe they won't. Nothing more than a test."

"Father I want to go play with my puppies," Francis sports the most adorable pout and Augusto has to use all his strengths not to let him go. He'd really do anything for his son and sometimes it's kind of a problem.

Francis is looking at both his parents with the same pout and big, blue eyes and he really hopes this will be enough. He doesn't really want to be there, doesn't really want to meet that foreign prince they're all talking about. Puppies are obviously better than a prince.

"Be patient, Francis, I'm sure you'll have plenty of fun. And then you'll get to play with your puppies."

"But I don't understand why I have to meet him! I don't want to! I have lots of friends and I have Antonio and all the animals and I have fun already!"

"Listen to your father," Costantino warns lightly, leaning into his husband's hug. Francis almost sighs, watching his parents. There's nothing he likes more than seeing the way they're so stupidly in love with each other and there's nothing he'd like more than to have a love story like they have, some day. He can almost see already his perfect prince charming, the most gentle and kind and loving prince.
"I want to go home, mother!" someone screams, all of a sudden, and it's in that precise moment the chamberlain announce the arrival of the foreign royal family.


"Where am I?"

"Arthur! Oh, Arthur, I was so worried!"

"Where am I?"

"It's okay, everything's fine. You're in a hospital, you've had a pretty bad car accident but you're fine, everything's fine."

"A car accident? Wow."

"Wow isn't the word I'd use but yes, a car accident. God, I was so worried. I mean the doctors told me you'd be fine but I've been here for days and you didn't wake up-"

"Who are you?"

"... That's not funny. It really isn't the right time for your stupid sense of humor, Arthur."

"I'm not joking. Do I know you?”


Arthur è perfettamente consapevole di aver sbagliato qualcosa: non sa precisamente se il suo errore è stato nel giorno, nell’ora o in nessuno dei due — tutto quello di cui è certo è che il mercoledì alle sei e mezza di sera non sia il giorno giusto per il corso di spinning al quale si era iscritto.

In quella sala non ci sono cyclette, non ci sono attrezzi che ricordino in alcun modo delle biciclette e, a dire la verità, non ci sono proprio attrezzi. Nemmeno uno, nemmeno uno in tutta la sala.

"Avanti, muovete quei fianchi!" ci sono, però, una decina di ragazze in abiti più o meno succinti e decisamente impegnate a scuotersi in modi che fino a qualche istante prima Arthur non avrebbe mai e poi mai creduto possibili; "scendete più in basso!"

E c’è — questo è un dettaglio particolarmente fondamentale per Arthur, in quel momento impegnato a tentare di nascondersi dietro una ragazza in fondo alla sala — un’istruttrice incredibilmente bella ed incredibilmente svestita. Cos’è quello, un reggiseno sportivo? Da quando si è autorizzati a tenere un corso in palestra vestiti con un reggiseno sportivo e un paio di pantaloncini troppo, troppo, troppo, troppo, troppo corti?

"Ehi, anche tu! Muovi quel bel culetto!" e questa volta l’istruttrice è chiaramente e palesemente rivolta a lui — e Arthur non può fare altro che arrossire tremendamente e rischiare di soffocare con l’aria che respira. Non uno dei suoi momenti migliori, no.

"Credo di— dev'esserci stato un errore, mi sono iscritto al corso sbagliato," balbetta Arthur, cercando in ogni modo di non fissare lo sguardo su nessuna parte del corpo poco vestita. Il che è a dir poco un'impresa, considerato il tutto.

"Poco male: ormai sei qui, no?" sorride splendidamente l'istruttrice, avvicinandosi a lui ed eseguendo un ulteriore movimento di bacino che gli lascia la gola secca e gli occhi spalancati; "tanto vale fare un tentativo!"

"Un... tentativo. Sì. Fare un tentativo. Tutto quello che vuoi tu," Arthur risponde come un perfetto idiota perché gli occhi dell'istruttrice sono intensamente blu e lui è intensamente fottuto. Possibile che gli basti così poco? Possibilissimo, risponde una voce nella sua testa. Non sarebbe neanche la prima volta. Il fatto è che di solito gli succede più con gli uomini, che con le donne - quindi in un certo senso questa è un po' una novità.

"Ottimo, allora vieni qui, in prima fila. Subito dietro di me, così puoi seguire meglio," esclama lei e Arthur annuisce senza neanche pensare. Perché se avesse pensato, se il suo cervello funzionasse come dovrebbe funzionare, si sarebbe reso conto che la prima fila comporta due enormi problemi.

Essere guardato da tutta la sala - tutte ragazze che palesemente sono lì da un sacco di tempo e sanno perfettamente come muoversi e cosa diavolo devono fare e chissà quanto lo stanno giudicando e quanto stanno ridendo di lui - ed essere esattamente in linea d'aria con la bellissima istruttrice. Con il culo della bellissima istruttrice. Maledizione.


"Davvero tu non lo sapevi?" chiede Francis per l’ennesima volta, ridendo dell’espressione esasperata e spaventata del proprio fidanzato.

"Mi stai chiedendo se davvero non ero al corrente che tuo padre fosse anche il mio capo? Mi sembra molto, molto chiaro che non ne fossi al corrente, Francis," borbotta Arthur in tutta risposta, girando le pagine del giornale con più rumore di quanto sarebbe stato necessario. La notizia devastante che ha appena ricevuto — che il padre del suo fidanzato è lo stesso che vede ogni mattina al lavoro, con tanto di badge e pistola e "buongiorno comandante" — l'ha decisamente colto di sorpresa. Non ha la più pallida idea di come reagire — e soprattutto non ha la più pallida idea di come affrontare il resto della propria vita. Di come reprimere l'angoscia esistenziale che sente dentro.

"E se l’avessi saputo prima? Se avessi saputo che mio padre era il tuo capo non saresti mai uscito con me? Mi avresti detto di no? Non saremmo mai finiti insieme?"

"Non ho detto questo. È solo che avrei preferito saperlo prima."

"E per quale assurdo motivo? Che cosa sarebbe cambiato?" insiste Francis, a metà tra l'infastidito e il divertito — perché da una parte vedere Arthur così in crisi è divertente, dall'altra tutto questo discorso non gli sta facendo affatto piacere.

"Avrei preferito saperlo prima."

"Ma per quale motivo? Perché?"

"Perché ora sono spaventato! Ecco perché, ora sono spaventato!" sbotta all'improvviso Arthur, ripiegando il giornale a metà e sbattendolo sul tavolo. Due secondi più tardi si rende conto di aver appena ammesso di avere paura — per un motivo così cretino — e non c'è niente che possa fare per ritrattare. Niente di niente, lo vede dallo sguardo predatore di Francis — uno sguardo che conosce fin troppo bene, con suo estremo terrore.

"… Oh, tu sei così carino."

"No. Smettila immediatamente."

"Così carino e adorabile che mi viene voglia di mangiarti tutto."

"Smettila immediatamente."

"Adorabile!"

"Francis, ti prego. Tutto questo è già abbastanza difficile senza che tu-"

"Tutto bene, ragazzi?" Augusto fa il suo ingresso nella stanza con la sua... ingombrante presenza e Arthur non può fare a meno di ritrarsi impercettibilmente. Cazzo. Tutto questo è veramente, veramente difficile. E non ha neanche fatto in tempo a chiedere a Francis se suo padre era già al corrente di loro due o se è una cosa che ha scoperto solo recentemente. Perché questo potrebbe essere un grosso problema.

"Tutto benissimo, papà," cinguetta Francis allacciando le braccia al collo di Augusto e piantandogli un bacio sulla guancia.

Arthur non è abituato a questo tipo di dimostrazioni di affetto in famiglia ed essere lì davanti a loro in un momento simile è... strano.

"Quindi... da quant'è che voi due state insieme?" domanda Augusto dopo qualche momento, infrangendo tutti i sogni e le speranze di Arthur in un singolo istante. Quindi non sapeva di loro. Quindi l'ha sempre trattato tranquillamente senza sapere di loro. Quindi ora potrebbe cambiare tutto. Chissà quanto costa fabbricarsi un'identità falsa e fuggire in un altro paese.

Fortunatamente ha i contatti per poterlo fare.


Quando Arthur entra nella stanza, l’odore di Francis è così tanto forte da fargli perdere la concentrazione e l’equilibrio: è costretto ad appoggiarsi al muro per non finire a terra e forse riuscirebbe anche a trovare tutto questo divertente se solo non fosse concentrato con ogni singolo senso e ogni neurone della sua testa sull’odore che lo avvolge e impregna tutta la stanza.

"Francis?" domanda quasi con circospezione, avanzando di un paio di passi fino ad avere una visuale completa dell’enorme letto e dell’altrettanto enorme nido di cuscini e coperte che troneggia su di esso; "Francis stai bene?" ed è una fortuna che abbiano finito di fare l’amore soltanto venti minuti prima perché davvero altrimenti non riuscirebbe a resistere a quell’odore.

"Tutto bene," mugola Francis al di sotto del fortino di coperte che si è costruito — e quando Arthur riesce ad avvicinarsi abbastanza e a sistemarsi accanto all’altro, Francis lo guarda con un’espressione che Arthur fatica a decifrare.

"Va tutto bene? Sei sicuro? Mi sembri strano," gli domanda immediatamente, l’ansia crescente nella voce e nella mente. Forse ha fatto qualcosa di male, forse non si sta comportando nel modo giusto per quel primo calore che devono affrontare insieme, forse non gli è stato abbastanza vicino, forse non ha fatto tutto quello che poteva fare, forse—.

"Pensi che vada bene? Il nido, intendo, pensi che vada bene? Ti piace? Dovevo sistemarlo in un altro modo?" e Francis lo guarda con un’espressione preoccupata che basta a far cadere ogni singolo dubbio di Arthur. Il problema è davvero quello? Soltanto quello?

"È tutto perfetto, tesoro," lo rassicura immediatamente Arthur, lanciando uno sguardo più attento ai cuscini — i più morbidi che hanno in casa — e alle coperte calde e confortevoli e alle piccole quantità di cioccolato nascoste tra queste ultime. Alle riviste di moda e ai libri che Francis stava leggendo fino a qualche giorno prima — e a quelli che lui stava leggendo prima. Francis ha pensato anche a lui, ovviamente, come poteva non essere così?

"Davvero? Ne sei sicuro? Sono stato bravo?"

"Sei stato perfetto. Sei sempre perfetto," e il sorriso con cui Francis gli risponde basta a ripagarlo di ogni singolo dubbio. Arthur impiega veramente poco per liberarsi dei vestiti di troppo e lanciarsi nel nido accanto a Francis, beandosi dell'odore incredibilmente forte che i suoi movimenti quasi sollevano dal letto e dai cuscini.

"Quindi stai bene, vero?" Arthur chiede di nuovo perché l'ansia che sente dentro non se ne andrà mai così tanto tranquillamente. Gli interessa solo e soltanto che Francis stia bene, che non ci sia niente che non vada, che la loro vita sia tranquilla e che non gli manchi niente di niente. Affrontare il primo calore dall'inizio della loro relazione è un passo importante e Arthur vuole essere sicuro, più del solito, che tutto vada perfettamente.

"Bene, sì. Ho mangiato poco, però, quindi magari più tardi potrei avere ancora fame."

"Vorrà dire che ti cuciner- vorrà dire che ordineremo qualcosa da mangiare. Non è il caso di stare male con il mio cibo.”


Quando Arthur passa attira gli sguardi di tutta quanta la scuola: nessuno saprebbe dire se è più per i capelli color verde acido o per i nove piercing diversi su diversi punti del viso e del copro, se è più per i tatuaggi o per i vestiti stracciati, se è più per il pacchetto di sigarette che sbuca dalla tasca dei pantaloni o per l’espressione scazzata che ha costantemente dipinta sul viso. Nessuno saprebbe specificare per quale esatto motivo tutti quanti si girano a guardarlo — la verità però è quella e non c’è nessuno che possa davvero affermare il contrario.

Perfino Francine — per quanto si sforzi di negarlo, per quanto cerchi sempre e costantemente di evitare di farlo — finisce ogni singola volta per guardarlo e mascherare il suddetto sguardo dietro una smorfia di disgusto e di disprezzo.

Arthur ghigna ogni volta che le passa di fianco e ogni volta c’è una piccolissima parte di Francine che freme e che muore dalla voglia di seguirlo.

"Dovresti assolutamente fare le prove per il Glee Club," una voce interrompe all’improvviso il flusso di pensieri nel quale Arthur era piombato nel bel mezzo del corridoio, proprio davanti alla fontanella dell’acqua. Non si era nemmeno accorto che a scuola ci fosse qualcun altro oltre a lui — non a quell’orario improponibile, non quando tutti gli altri se ne sono già andati a casa da ormai più di un paio d’ore — e l’improvvisa comparsa di quella voce lo fa un po’ sobbalzare.

"Cos—" tenta di domandare nel voltarsi appena in direzione della voce e scoprire che la suddetta appartiene a Francine Bonnefoy — la ragazza più bella di tutta la scuola. Il tempo di un battito di ciglia basta a fargli spalancare la bocca, sfuggire di mano lo zaino e fare la figura del perfetto idiota.

"Dovresti assolutamente partecipare al provino per il Glee Club," ripete immediatamente Francine, sfoderando il più luminoso dei suoi sorrisi e abbagliando Arthur per un istante.

"E cosa ti fa pensare che io debba—" prova debolmente a replicare, arrossendo istintivamente nel vedere il sorriso di Francine allargarsi ulteriormente.

"Ti ho sentito cantare, prima. Hai una bella voce. Vieni a provare."

Arthur non ha la minima idea di cosa rispondere — e di certo non ha nemmeno la minima idea di partecipare ai provini del Glee Club. Eppure Francine lo guarda e lui non può fare altro che aprire la bocca per dirle di no e ritrovarsi ad annuire come un perfetto cretino.

Sinceramente spera soltanto che nessuno in tutta quella maledetta scuola si renda mai conto di quanto Arthur - con la sua immacolata reputazione da duro delinquente - riesca ad essere un perfetto imbecille. Solo perché s'è preso una sbandata, maledizione.

Non è colpa sua se Francine gli fa quell'effetto - non è colpa sua se ogni volta che la vede smette di riuscire a tirare fuori frasi di senso compiuto. Non è colpa sua se tutto quello che vuole fare improvvisamente è prenderla per mano e regalarle dei fiori come il più imbecille degli sfigati.

È tutta colpa di Francine.


Arthur Kirkland non ha mai pensato nemmeno una volta di poter perdere la testa per un figlio di Zeus, mai nemmeno una volta in diciassette anni di vita. È un figlio di Ade, per l’amor del cielo, se c’è qualcuno al mondo per cui non dovrebbe affatto prendersi una cotta quella sarebbe un maledettissimo figlio di Zeus. Riesce ad immaginare così tanto bene tante di quelle smorfie di disgusto, tanti di quelle frecciatine di dissenso da parte di suo padre che il solo pensiero basta a fargli desiderare di non vedere mai più quel ragazzo per tutto il resto della sua vita.

Poi Francis gli passa davanti ridendo ad una delle stupide battute di un altrettanto stupido figlio di Poseidone e tutto quello che Arthur può fare è seguirlo con lo sguardo fino al momento in cui sparisce dal suo campo visivo e chiedersi ripetutamente perché non può essere lui a farlo ridere in quel modo così splendido e meraviglioso.

Be’, tanto per cominciare perché hai ereditato il senso dell’umorismo da tuo padre — commenta una voce maligna nella sua testa e nonostante tutto Arthur non può fare altro che concordare. No, il senso dell’umorismo non è decisamente la sua arma migliore.

Poi perché tutti quanti al Campo sono spaventati da te e non c’è nessun motivo perché anche Francis non lo sia — e anche questa è un’ottima osservazione, nonostante l’amarezza con cui è costretto ad ammettere la veridicità del commento. Perché Francis è tutto quello che non sei tu? Perché è solare? Perché è pieno di amici? Perché tutti lo adorano?

E non c’è nessun motivo per continuare quell’inutile elenco di motivi — Arthur si sforza in ogni modo di bloccare quella stupida vocina nella sua testa —, non ha mai pensato neanche per un secondo di poter avere una qualche chance con Francis. Mai, mai nemmeno per un istante.

"Ehi, Arthur?" una voce interrompe improvvisamente i suoi pensieri e prima che possa ricollegarla ad un viso, Francis riappare a poca distanza da lui; "mi stavo domandando se al falò di stasera ti andrebbe di sederti vicino a me."

Il momento in cui anche la vocina irritante nella sua testa non trova nulla da dire è il momento in cui Arthur sa con certezza che qualcosa di impossibile è appena accaduto.

La sera arriva molto più in fretta di quanto Arthur volesse e insieme ad essa arriva anche il panico che lo coglie ogni volta che pensa troppo intensamente a quello che sta per succedere.

Potrebbe essere uno scherzo, elaborato da uno a caso tra i ragazzi con cui lui non va d'accordo, e al quale Francis si è prestato. Potrebbe non essere uno scherzo ma Arthur potrebbe comunque rovinare tutto con i suoi soliti problemi e tutte le cose che non vanno in lui.

Potrebbe essere onestamente qualsiasi cosa e Arthur non è sicuro di riuscire ad affrontare qualsiasi cosa possa succede. Proprio no. Sarebbe molto meglio scappare. Meglio morire per mano di qualsiasi mostro mitologico che rovinare tutto.


"Com’è possibile che tu sia davvero spaventato dalle farfalle?" gli chiede per l’ennesima volta nel giro di venti minuti Francis, lo sguardo fisso sul baule chiuso a chiave per contenere il molliccio; "no cioè davvero com’è possibile che tu abbia così tanta paura delle farfalle?"

"La vuoi piantare?" ruggisce Arthur, così tanto innervosito dalla situazione attuale da non notare nemmeno il piccolo sorriso dipinto sulle labbra di Francis.

"È che davvero non riesco a capire cosa possa esserci di così tanto spaventoso nelle farfalle".

Arthur si chiede se Francis stia davvero cercando di placarlo o voglia semplicemente continuare a prenderlo in giro fino alla fine dell’anno scolastico. La seconda alternativa gli sembra decisamente più probabile della prima, conoscendo l’altro ragazzo.

"Hai smesso di essere divertente dopo i primi quattro secondi e mezzo, Francis, te lo giuro. Se non la pianti ti ficco la bacchetta in un occhio".

"Ma se sono anche venuto a cercarti perché ero preoccupato per te!"

"Sei venuto per prendermi per il culo, lo sappiamo entrambi!"

"Non è vero! Sono venuto perché ero preoccupato!" protesta immediatamente Francis, incrociando le braccia al petto con un'espressione accigliata che l'altro conosce fin troppo bene; "sei scappato via come se avessi visto un fantasma e—"

"Un fantasma sarebbe stato meglio".

"Cosa?"

"Un fantasma sarebbe stato meglio" borbotta di nuovo Arthur, abbassando lo sguardo a terra e sperando vivamente che Francis non l'abbia appena visto arrossire in quel modo ridicolo; "i fantasmi non mi fanno nessun effetto".

"E le farfalle invece?"

"Le farfalle mi fanno schifo! Sono tutti così convinti che le farfalle siano bellissime perché sono colorate e tutto il resto" sbotta Arthur, continuando la frase con un'intonazione ridicola nel chiaro tentativo di prendersi gioco di chiunque pensi quelle cose; "ma vi sfugge che sono comunque insetti! Schifosi insetti che ti volano in faccia, con tutte quelle zampette pelose e— ugh!"

"D'accordo, d'accordo, non c'è bisogno di scaldarsi tanto".

"Ti ringrazio".

"Quindi... niente farfalle? A me piacciono le farfalle, però…"

"Smettila, Francis, ti prego."

"D'accordo, scusa."

"È che veramente, è proprio una roba di cui non voglio parlare. Che cazzo."

"Ho capito, te lo giuro. È solo che... mi sembrava strano che con tutte le cose che abbiamo affrontato in questi anni a scuola ti facessero paura le farfalle. O meglio, che il molliccio assumesse le sembianze di una farfalla, tra tutto il resto."

"Tu di cosa hai paura, scusa? Delle rughe? Brutti voti a scuola? Nessuno con cui andare al ballo d'inverno nel caso di un torneo Tremaghi?"

"Di vedere tutte le persone che amo morire e non poter fare niente per salvarle. L'ultima volta il molliccio ha preso le sembianze di mio padre già morto, c'era sangue ovunque e io non sono neanche riuscito a tirare fuori la bacchetta."

"... Okay, cazzo. Un ottimo modo per farmi sentire un perfetto idiota con la mia stupida storia delle farfalle."

"Non era questo il mio intento, lo sai."

"No, lo so. Volevo solo... sdrammatizzare, credo. Mi dispiace, deve essere stato orribile."

"C'eri anche tu.”


The exact second their hands touch, the world pops into colors. And thanks to their weirded out looks, it doesn't take too much for Arthur and Francis to understand that what happened, happened to the both of them.

"You... you're saying we've never touched before? We've know each other for literally centuries and we never fucking touched before? How is that even fucking possible," Arthur blurts out trying to find some sense in what's happening - and failing, obviously.

"Believe me, I'm as shocked as you are."

"So... does this mean-"

"That we're soulmates? I believe it does."

"Well, fuck.”


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