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Costantino non è sicuro di che ore siano, precisamente - qualcosa come le tre e mezza del mattino, a giudicare dai suoi soliti risvegli - e la verità è che nemmeno gli importa poi così tanto. Il sonno arriva a fatica, le poche volte che arriva, e rimane a fargli compagnia soltanto per poche ore - tutto si trasforma in incubi orribili e in ricordi di cose che ha vissuto e non cancellerà mai più dalla mente. Non sono serviti a nulla centinaia e centinaia di pareri di diversi medici, di erbe per riuscire a riposare, di tentativi di meditazione o di qualsiasi altra sciocchezza gli abbiano consigliato: i suoi pensieri rimangono lì e non accennano ad andarsene, fischiando nella sua mente e impedendogli qualsiasi cosa che non sia rimanere immobile a fissare il soffitto. 

Ma sono le tre della mattina e tutto il palazzo riposa e Costantino ha deciso che uscire per una sola volta dalle stanze che Sadiq gli ha riservato non gli farebbe male: non c'è anima viva e non rischia di fare brutti incontri. I suoi passi lo riportano nei cortili del palazzo, quasi automaticamente, facendolo fermare nel piccolo cortile quadrato senza che lui sappia perché. Quando la motivazione gli torna in mente non può impedirsi di sospirare appena. 

La prima volta che Augusto lo ha baciato è stato qui. Il modo in cui gli ha preso il viso tra le mani, la forza gentile con cui lo ha spinto contro una delle colonne, la sicurezza dei suoi gesti e del suo sorriso e i suoi occhi che brillavano. Costantino chiude gli occhi per qualche istante e tutto quello che è successo anni prima in quel piccolo cortile lo investe di nuovo; e ricorda la sua voce calda e il suo sorriso accogliente. Ricorda i tuoi sussurri e i suoi sguardi presi e le risate e i baci - centinaia e centinaia di baci - che si sono scambiati in quel preciso luogo e-- e all'improvviso trema e mente a se stesso, dicendosi che non ha idea del perché si senta così. 

La verità è che lo ama ancora - e come potrebbe non amarlo ancora? Perché dovrebbe essere cambiato qualcosa nei suoi sentimenti? Tutto quello che ha fatto è stato anche per proteggerlo, per prendersi cura di lui - e non importa che Augusto non l’abbia mai saputo, non importa che se Augusto fosse qui lo odierebbe più di ogni altra persona al mondo, non importa niente di tutto questo. Sospira ancora e ancora, passando la mano su quella stessa colonna dove premeva la sua schiena, la mente sommersa dai ricordi e dai suoi sorrisi e dalle sue mani grandi e forti e-- e all'improvviso non riesce più, all'improvviso diventa troppo perché lui possa sopportarlo. Il dolore lo invade - onde su onde che si infrangono nella sua mente e nel sua corpo ancora debole - e Costantino finisce per scappare, per rifugiarsi di nuovo dentro il palazzo, nella sicurezza delle sue stanze.

Non ha mai provato niente di così difficile come tentare di dimenticarsi di lui, mai in così tanti secoli di esistenza.

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